Questa mattina mi imbatto in una mamma coreana che sta
accompagnando la bambina di 6 anni al centro estivo. La mamma parla in coreano
alla bambina, poi mi saluta in inglese e scambiamo 2 chiacchere con questa
lingua che a mio avviso diventa sempre più affascinante per il forte potere
comunicativo che investe.
Dopo un po' la bambina, probabilmente stupita dal fatto che
noi 2, giovani trentenni comunicassimo con questa “lingua ponte” chiede alla
mamma in coreano:
“mamma, ma io che lingua devo parlare oggi? Coreano, inglese o
italiano?"
Ho sempre pensato che una delle
caratteristiche del popolo italiano, specie quello dal Po in giù, sia la
capacità di riuscire a trovare delle originali soluzioni di sopravvivenza anche
dalle esperienze più negative.
E nella mia fase di ricerca di strumenti di
orientamento al lavoro ecco che scovo questa originale attività: dei giovani
precari romani del mondo dell’editoria e del cinema si uniscono e fanno un
blog, che diventa un film, che diventa un libro sul precariato,...giovani
collaborano, realizzano, producono, vendono in modo virtuoso,...ecco la PRIMA NUOVA
ESPERIENZA DI DIS - ORIENATAMENTO AL LAVORO
Quando mi è stato chiesto di poter fare
formazione a dei giovani italiani e immigrati di seconda generazione in materia
di orientamento al lavoro il mio primo pensiero è stato:
ma sai a chi lo stai chiedendo? A me? Precaria, collaboratrice a progetto, in costante ricerca di lavoro, che alla soglia dei
trentanni non ha smesso di credere in parole come SICUREZZA E STABILITA'. E per
fare cosa?
Orientare al LAVORO! Uh, tiro un sospiro di
sollievo. Allora esiste ancora il LAVORO!
Ormai ero quasi convinta che questo
vocabolo fosse caduto in disuso sostituito da termini più moderni e “globali”
come COLLABORAZIONE, WORK EXPERIENCE, STAGE, …
E poi dovrei parlare di lavoro a chi?
Immigrati di seconda generazione? E questa nuova categoria da dove salta fuori?
Boooh. Dico alla coordinatrice che ci avrei pensato un po' su e riaggancio il
telefono. Continuo la mia attività di mamma rimproverando il nano, che nel
frattempo ha avuto un attacco di arte estrema, riducendo il muro della sala ad
un capolavoro di astrazione con segnature in carboncino di diverse tonalità.
Ripenso alla proposta di collaborazione che
mi è stata fatta: ORIENTARE AL LAVORO IMMIGRATI DI 2 GENERAZIONE.
Provo a capire se sono in grado di accettare questa proposta nei miei soliti
viaggi suburbani con il "Suzuki catoricio": IBandabardò invadono i miei
pensieri lavorativi:
E così inizia a passarmi per la testa che
forse oggi più che orientare al lavoro serve DIS-orientare AL LAVORO, ovvero educare
a sostenere le diversità all’interno di un mondo del lavoro che appare
LIQUEFATTO . Credo che gli immigrati di seconda generazione in materia di
diversità ne sappiano qualcosa. E anche io ho una certa esperienza in materia di liquefazioni lavorative.